Con Isabella Collalto de Croÿ al Castello di San Salvatore

Castello di San Salvatore, Susegana (Treviso)
Con Isabella Collalto de Croÿ al Castello di San Salvatore
Intervento di Danilo Riponti
Giovedì 9 luglio 2026 ore 17.30
Castello di San Salvatore – Susegana (Treviso)
Nel 1245 il conte Schenella III della Nobile Famiglia dei Collalto acquistò la collina di San Salvatore, nei pressi di Susegana, da parte del podestà di Treviso Alberico da Romano.
La collina consentiva di dominare con eccezionale visuale, dagli evidenti risvolti strategico-militari l’intera pianura in direzione Treviso, sino ed oltre il Piave.
Ben presto intraprese l’edificazione di un nuovo castello, probabilmente sulle tracce di precedenti strutture militari con funzioni di vigilanza : il castello di San Salvatore viene completato da Rambaldo VIII , forse il massimo esponente di questa nobilissima Famiglia, che lo trasformò in palazzo residenziale principale, lasciando al Castello di S. Giorgio in Collalto un esclusivo ruolo militare.
Dal 1312, per merito di Rambaldo VIII, la contea di San Salvatore e Collalto ottenne piena giurisdizione politica e amministrativa, come attesta un documento dell’Imperatore Arrigo VII. Autonomia che, sia pur in forma ridotta, fu rispettata anche da Venezia, alla quale tutte le contee di terraferma veneta si ‘donarono’ fin dal 1400. Autonomia che rimase fino all’ingresso degli austriaci, dopo la caduta della Serenissima e la breve stagione napoleonica.
La fortezza di S. Salvatore godeva fama di inespugnabilità, assolvendo efficacemente alla funzione di vigilanza e controllo del territorio.
Nel 1378 si registrò un assalto delle truppe Ungare guidate dall’odiato Gherardo da Camino. Un nuovo tremendo assedio avviene nel 1412 ad opera del condottiero Pippo Spano. Il famoso condottiero sfogò la sua rabbia assediando e distruggendo il Castello del Credazzo, nei pressi di Farra di Soligo, già possedimento dei Collalto. Il Castello di S. Salvatore, che può essere considerato dei più vasti, importanti e ben conservati complessi fortificati d’Italia, domina ancor oggi la pianura della Sinistra Piave.
DANILO RIPONTI, nato a Venezia, è un professionista nel campo del diritto e delle scienze criminologiche. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza all’Università di Trieste, ha pubblicato una tesi in Procedura Penale che ha ricevuto riconoscimenti dal Ministro della Giustizia di allora. Ha una carriera di circa 30 anni come cultore di Antropologia Criminale e Criminologia e attualmente insegna all’Università di Trieste, oltre ad essere avvocato specializzato in diritto penale dell’economia.
Riponti ha ricoperto ruoli significativi come V. Pretore Onorario e V. Procuratore Onorario della Repubblica, ha pubblicato numerosi studi su criminalità economica e di strada e ha collaborato con le forze dell’ordine italiane. Ha anche ricevuto diverse onorificenze, tra cui quelle di Cavaliere e Ufficiale dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”.
È coinvolto in molteplici associazioni e fondazioni, inclusa l’Accademia Italiana della Vite e del Vino, e ha ricoperto ruoli di rilievo in ambiti quali la legislazione vitivinicola e la responsabilità medica.
Riponti è appassionato di storia e cultura giapponese, praticante di Karate da oltre 40 anni e attualmente insegna in corsi universitari sulla criminologia e mediazione penale. Inoltre, ha recentemente assunto il ruolo di consulente per la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Visita su prenotazione: visite@tizianovecellio.it
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ALESSANDRA GEROMEL - Ricami e botteghe nella Venezia del Rinascimento: la lettera di Hyeronimo

Ricami della pianeta della chiesa di San Martino di Rasai di Seren del Grappa (Belluno)
ALESSANDRA GEROMEL
Ricami e botteghe nella Venezia del Rinascimento: la lettera di Hyeronimo
Venerdì 3 luglio 2026 ore 20.45
Museo Diocesano Belluno – Feltre, Feltre
L’incontro approfondirà l’attività dei ricamatori attivi a Venezia fra Quattrocento e inizi del Cinquecento attraverso l’analisi diretta di un nucleo di ricami rinvenuti in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
La presenza di architetture sormontate da una o più cupole, all’interno delle quali sono rappresentati vescovi, dottori della chiesa, evangelisti e santi titolari, caratterizza e identifica la produzione veneziana, come documentato nei dipinti coevi con particolare riferimento alla produzione di Cima da Conegliano.
Lo studio ha come obiettivo quello di smontare idealmente questi manufatti, per analizzare e comprendere le tecniche di esecuzione, i materiali, il disegno preparatorio e i segreti di bottega, nel tentativo di ricostruire la storia del ricamo a Venezia, incredibilmente povera di fonti documentarie.
Lo straordinario rinvenimento di una lettera, impiegata come materiale di imbottitura nei ricami della pianeta della chiesa di San Martino di Rasai – attualmente al Museo Diocesano di Feltre – permette di fare luce sulla figura di Hieronymo, recamator con bottega al ponte di san Lio in Venetia attivo nel primo quarto del XVI secolo.
ALESSANDRA GEROMEL, storica del tessuto, allieva di Doretta Davanzo Poli e di Paolo Peri, è ricercatrice indipendente e conferenziera, e si occupa di studiare e catalogare tessuti e paramenti antichi per conto di musei, diocesi e privati.
Fra le collaborazioni si ricordano quelle con il Museo del tessuto liturgico di Brescia, il Castello Sforzesco di Milano, il Castello del Buonconsiglio di Trento, il Museo di San Pio X di Salzano, il Museo del tessile di Ala, la Diocesi di Treviso e quella di Vittorio Veneto.
Al lavoro di studiosa, affianca quello di docente di storia del tessuto e analisi e riconoscimento dei tessuti antichi.
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THOMAS DALLA COSTA - Tiziano, il paesaggio tra il Veneto e l'Europa

Tiziano Vecellio, Noli me tangere, Londra, The National Gallery
THOMAS DALLA COSTA
Tiziano, il paesaggio tra il Veneto e l’Europa
Martedì 30 giugno 2026 ore 18.00
Museo Civico – Palazzo Fulcis – Belluno
Il fondamentale ruolo di Tiziano nello sviluppo di una nuova visione paesaggistica nell’arte veneta ed europea, destinata a lasciare il segno fino al Settecento inoltrato, è generalmente riconosciuto ma non ancora studiato a fondo né adeguatamente valorizzato. Sebbene non esistano catalogo tizianesco dipinti che possano essere inquadrati come paesaggi autonomi, in cui la natura ricopre un ruolo predominante rispetto alla presenza di figure umane o alla historia in essi affrontata, l’ambientazione naturalistica che funge da cornice per le sue opere ha sempre un peso considerevole. È già nella fase iniziale della carriera del cadorino, e in particolare in opere grafiche quali disegni, incisioni e xilografie, che si rileva un cospicuo interesse per il paesaggio. Si tratta di composizioni che rientrano tout court nel genere del paesaggio con figure secondarie, e che furono prodotte non solo dallo stesso maestro ma anche da una serie di collaboratori. Tuttavia, uno degli aspetti più interessanti di questa tipologia di opere è quello relativo all’impatto che queste ebbero sulle successive generazioni di artisti, anche fuori dai confini italiani, da Rembrandt e Rubens a Fragonard e Watteau, fornendo un contributo fondamentale alla nascita del genere del paesaggio.
THOMAS DALLA COSTA, storico dell’arte e curatore, si è formato presso l’Università di Verona, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca nel 2012. Ha lavorato presso la National Gallery di Londra, e ha curato e contribuito a diverse esposizioni, in Italia e all’estero: Verona, Londra, Mosca, Madrid, Vienna. Ha pubblicato numerosi contributi in riviste, libri e cataloghi di mostra, riguardanti: la storia della critica e della pittura veneta tra XV e XVII secolo; l’organizzazione delle botteghe artistiche venete; l’uso e la funzione rivestita dal disegno nei processi creativi degli artisti veneziani del Cinque e Seicento. Ha altresì all’attivo la curatela o co-curatela di volumi che si concentrano sulle succitate tematiche, come il recente Venetian Disegno. New Frontiers 1420-1620, curato con Maria Aresin (Paul Holberton Publishing, 2024), oltre a essere autore del volume monografico intitolato “Venere e Adone” di Tiziano. Arte, cultura e società tra Venezia e l’Europa (Marsilio, 2019). Attualmente è responsabile scientifico delle attività di ricerca ed espositive legate alle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Tiziano.
Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione obbligatoria: 0437 913323 prenotazionimuseo@comune.belluno.it
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THOMAS DALLA COSTA - Il paesaggio in Tiziano: nuovi orizzonti

Tiziano Vecellio, Battesimo di Cristo, Roma, Musei Capitolini
THOMAS DALLA COSTA
Il paesaggio in Tiziano: nuovi orizzonti
Lunedì 29 giugno 2026 ore 20.30
Museo del Cenedese – Vittorio Veneto (TV)
La codificazione del paesaggio come genere artistico indipendente si verifica tra la fine del Cinque e l’inizio del Seicento, eppure uno degli aspetti distintivi della poetica di Tiziano risiede nella centralità che egli affida all’elemento paesaggistico, e al suo dialogo con la figura umana. Sebbene non esistano nel corpus tizianesco dipinti che possano essere catalogati come paesaggi autonomi, infatti, l’ambientazione naturalistica che funge da cornice per le sue opere riveste un ruolo primario sin dagli esordi, e lungo tutta la carriera. Per lui il paesaggio non è solo elemento decorativo, ma costituisce una componente visiva imprescindibile delle sue creazioni, ne permea profondamente la struttura compositiva, rivelando un’evoluzione stilistica che riflette l’innovativa concezione della natura come parte integrante della narrazione artistica. La conferenza intende mettere in risalto le novità introdotte da Tiziano in termini di utilizzo e significato del paesaggio nelle sue opere, e capire se e in che modo egli contribuì alla nascita di una nuova tipologia pittorica.
THOMAS DALLA COSTA, storico dell’arte e curatore, si è formato presso l’Università di Verona, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca nel 2012. Ha lavorato presso la National Gallery di Londra, e ha curato e contribuito a diverse esposizioni, in Italia e all’estero: Verona, Londra, Mosca, Madrid, Vienna. Ha pubblicato numerosi contributi in riviste, libri e cataloghi di mostra, riguardanti: la storia della critica e della pittura veneta tra XV e XVII secolo; l’organizzazione delle botteghe artistiche venete; l’uso e la funzione rivestita dal disegno nei processi creativi degli artisti veneziani del Cinque e Seicento. Ha altresì all’attivo la curatela o co-curatela di volumi che si concentrano sulle succitate tematiche, come il recente Venetian Disegno. New Frontiers 1420-1620, curato con Maria Aresin (Paul Holberton Publishing, 2024), oltre a essere autore del volume monografico intitolato “Venere e Adone” di Tiziano. Arte, cultura e società tra Venezia e l’Europa (Marsilio, 2019). Attualmente è responsabile scientifico delle attività di ricerca ed espositive legate alle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Tiziano.
Ingresso libero su prenotazione: 3884741241 – info.vittorioveneto@aqualab.it
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ENRICO MARIA DAL POZZOLO - La magia della pittura veneziana nella Carta di Marco Boschini (1660)

Enrico Maria Dal Pozzolo e Margherita Stevanato
ENRICO MARIA DAL POZZOLO
La magia della pittura veneziana nella Carta di Marco Boschini (1660) con letture di Margherita Stevanato
Giovedì 25 giugno 2026 ore 20.45
Teatro Accademico – Castelfranco Veneto (TV)
Vissuto intorno alla metà del XVII secolo, Marco Boschini era un pittore, incisore ed esperto di pittura, noto soprattutto per alcuni testi dedicati al patrimonio culturale veneziano: due guide ai luoghi pubblici – le Minere (1664) e le Ricche Minere (1674) – ma soprattutto la Carta del navegar pitoresco, un poema in versi scritto in un’elegantissima lingua veneziana, pubblicato nel 1660 e subito inviato in dono al Cardinal Leopoldo de Medici. È un’opera straordinaria, non solo per la qualità della scrittura, ma anche per la quantità di informazioni che fornisce sui protagonisti della scuola pittorica veneta del ‘500 e del ‘600. Presentandola al cardinale, il fiorentino Paolo del Sera gli raccomandava di “farselo leggere da un veneziano nativo”, perché potesse apprezzare le “cose bellissime e spiritosissimi concetti dove si tratta di Tiziano, di Paolo Veronese, del Tintoretto e d’altri di prima classe”. In questa piece – riduzione di un più ampio lavoro teatrale condotto dallo storico dell’arte Enrico Maria Dal Pozzolo, con letture dell’attrice Margherita Stevanato – attraverso le parole di Boschini nella Carta si documenta il grande amore che i veneti ebbero per la pittura veneziana del Rinascimento, partendo da una strana vicenda occorsa nel 1675: un clamoroso tentativo di truffa ai danni di Leopoldo sventato da Marco Boschini – che del Cardinale era consulente – e dal suo amico, pittore e falsario, Pietro della Vecchia.
Un estratto visivo dello spettacolo si ha qui: https://www.youtube.com/watch?v=sSPFJqRFfFg
ENRICO MARIA DAL POZZOLO È professore associato di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università di Verona, dove insegna Storia dell’Arte Moderna. Si occupa prevalentemente di pittura veneta dell’età rinascimentale e barocca. Ha pubblicato numerosi contributi scientifici e ha curato vari convegni – tra cui quello su Marco Boschini a Verona nel 2014, per conto della Regione del Veneto – e mostre, a Venezia (Palazzo Ducale, Museo Correr), Roma (Palazzo Venezia, Castel Sant’Angelo), Londra (National Gallery) e Madrid (Museo del Prado). Nel 2009 ha curato la mostra su Giorgione a Castelfranco Veneto. Scrive su Repubblica e ha collaborato con la Rai e la BBC. Dal 2025 al 2027 è consulente della Camera dei Deputati per il patrimonio storico-artistico di Montecitorio.
MARGHERITA STEVANATO Attrice e autrice di spettacoli, divide l’impegno tra teatro tradizionale e teatro sperimentale. Ha progettato e realizzato spettacoli di teatro musicale come: Per Euridice, rivisitazione del mito di Orfeo, per il quale ha collaborato con Claudio Ambrosini. Dal suo interesse per la riscoperta di figure di artiste complesse ma tuttora poco note sono nati, su testi di Luciano Menetto, Un amore di Gaspara Stampa e Frau Schumann, dedicato alla figura di Clara Wieck, moglie di Robert Schumann. Ha poi scritto e interpretato Un genio inesplorato – Ludwika Chopin racconta, in cui la vita del grande maestro è narrata attraverso gli occhi della sorella. Continua è comunque anche la sua attività di lettrice, in cui unisce didattica e divulgazione presso enti pubblici e privati, come il ciclo d’incontri Leggere in giardino (alla quinta edizione) per la Fondazione Querini Stampalia di Venezia.
Prenotazione consigliata tel. 0423.735626 e info@museocasagiorgione.it
Fino al 23/06: per i prenotati sarà possibile ritirare il proprio biglietto dalle ore 16.00 alle ore 20.15 del 25/06.
Sarà possibile acquistare il biglietto anche il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00 presso la biglietteria del teatro, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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GIANLUCA POLDI - Giorgione, tecnica pittorica e analisi scientifica. Status quaestionis

Giorgione, Fregio, Castelfranco Veneto, particolare – foto Gianluca Poldi – Segrate, Milano
GIANLUCA POLDI
Giorgione, tecnica pittorica e analisi scientifica. Status quaestionis
Lunedì 22 giugno 2026 ore 18.30
Museo Casa Giorgione – Castelfranco Veneto (TV)
La conferenza presenta una linea di ricerca che parte dal Fregio orientale in casa Marta a Castelfranco Veneto, in specie dalla parte finale dell’opera, legata allo studio dell’artista, in cui si raffigurano numerosi strumenti pittorici e due dipinti, uno dei quali presentato allo stato di abbozzo. Considerando gli aspetti eminentemente grafici del fregio si propone un raffronto con il disegno sottostante i dipinti di Giorgione, recuperato anche dall’autore grazie a un impiego ragionato della riflettografia infrarossa. Si presentano materiali in parte inediti, che permettono di tracciare forti legami tra alcuni dipinti giovanili, ante 1500 circa, sia del pittore di Castelfranco o a lui attribuiti, sia dibattuti dalla critica tra Giorgione e Sebastiano del Piombo.
GIANLUCA POLDI, laureato in fisica, dottore di ricerca in Scienza per i beni culturali (Firenze) e in Lettere (Bergamo), si occupa di analisi scientifiche su opere d’arte. Libero professionista, consulente per enti pubblici e privati e docente a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Udine. Ha insegnato e collaborato con varie università italiane (Urbino, Bergamo, Verona, Milano), pubblicando oltre 250 tra saggi, libri e articoli scientifici inerenti soprattutto analisi scientifiche e tecnica pittorica, con una particolare attenzione ad artisti del XV-XVI secolo, specie di area veneta e lombarda, del tardo XIX e delle avanguardie italiane.
Prenotazione consigliata: Tel. 0423/735626 info@museocasagiorgione.it
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A Villa Crotta de' Manzoni con Luca De' Manzoni Matteucci

Villa Crotta dé Manzoni, Agordo (Belluno)
A Villa Crotta de’ Manzoni con Luca De’ Manzoni Matteucci
Sabato 20 giugno 2026 ore 17.00
Villa Crotta de’ Manzoni – Agordo (BL)
Palazzo Crotta-De’ Manzoni è’ tra le ville venete più settentrionali immersa nella cornice delle Dolomiti Agordine.
Nato dall’evoluzione di un vasto complesso edilizio situato nel cuore di Agordo, il palazzo è il risultato di secoli di ampliamenti e trasformazioni. La sua peculiarità consiste nel coniugare la solennità di una dimora nobiliare con il carattere di una residenza di campagna: presenta infatti un volto più formale verso la piazza, mentre sul lato del giardino si apre a una dimensione più intima e raccolta.
La sua collocazione geografica tra le Alpi ne fa uno dei più significativi punti di penetrazione verso nord della civiltà delle ville venete. Tale caratteristica fu colta anche da Dino Buzzati, che lo descrisse come «l’ultima onda della Serenissima che si infrange e muore ai piedi delle maestose cattedrali rocciose del Nord».
La valle del Cordevole costituiva infatti un importante corridoio di collegamento verso i territori settentrionali e un luogo di scambi con le regioni un tempo governate dai Principi Vescovi di Bressanone e Trento e, successivamente, dall’Impero Asburgico. A testimonianza di questo legame, nel 1820 l’Imperatore d’Austria conferì il titolo nobiliare alla famiglia De’ Manzoni in riconoscimento dei servizi e dei sostegni economici prestati durante il periodo bellico.
Le origini del palazzo risalgono all’unione, promossa da Francesco Crotta, delle proprietà delle famiglie Pieroboni, presenti sul luogo fin dal 1365, e Paragatta, che avevano edificato il nucleo centrale della villa nella seconda metà del Cinquecento. Gli ampliamenti seicenteschi interessarono non solo il nuovo corpo orientale, ma anche la foresteria e il porticato posti a sud. Al Settecento appartiene invece l’ala di rappresentanza affacciata sulla piazza, completata dal piccolo corpo centrale sormontato da sedici pioppi, tradizionalmente chiamati dai locali i “Mut del Grota”.
Nel 1813 Giuseppe Manzoni acquistò il palazzo da Pietro Crotta, trasformandolo nella residenza estiva della famiglia e in un luogo d’incontro per artisti e personalità dell’epoca, tra cui il pittore Giuseppe Segusini. A lui si devono gli interventi di riordino dello scalone principale e la realizzazione della cosiddetta Pica, un elegante padiglione-belvedere posto all’estremità del giardino e progettato secondo il gusto del neogotico romantico.
Gli interni conservano opere di notevole pregio, tra cui affreschi di Pietro Paoletti e una preziosa pala d’altare attribuita alla scuola di Girolamo Frigimelica, custodita nella cappella del palazzo.
Visita su prenotazione: visite@tizianovecellio.it
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MARIA AGNESE CHIARI MORETTO WIEL - Due Annunciazioni, un maestro: Tiziano tra Treviso e Venezia
Tiziano Vecellio, Annunciazione, 1535, Venezia, Scuola Grande di San Rocco
Tiziano Vecellio, Annunciazione Malchiostro, 1520, Treviso, Cattedrale di San Pietro
MARIA AGNESE CHIARI MORETTO WIEL
Introduzione di Paolo Barbisan
Due Annunciazioni, un maestro: Tiziano tra Treviso e Venezia
Giovedì 18 giugno 2026 ore 18.30
Sala Convegni Palazzo Giacomelli – Treviso
L’Annunciazione di Tiziano, primo importante dipinto destinato della nuova e prestigiosa sede della Scuola Grande di San Rocco, è entrata a far parte del suo patrimonio grazie a un lascito testamentario disposto dal giureconsulto Melio da Cortona nel 1555.
Collocata in origine nella Sala Capitolare, sopra il portale di accesso alla Sala dell’Albergo, la tela fu trasferita sullo Scalone nel 1582 a seguito alla realizzazione del celebre ciclo pittorico di Jacopo Tintoretto. In quella posizione rimase per oltre tre secoli, fino al 1915, quando fu rimossa per ragioni di sicurezza legate agli eventi della Prima guerra mondiale.
Nel corso del Novecento l’opera è stata oggetto di diversi interventi conservativi e di vari spostamenti temporanei, tra cui quello effettuato in occasione della grande mostra dedicata a Tiziano nel 1935. Dal 2014 è stata ricollocata sullo Scalone.
Ammirata e celebrata per secoli, nel Novecento l’Annunciazione è stata oggetto di un intenso dibattito critico riguardante la sua datazione e attribuzione. Alcuni studiosi hanno persino ipotizzato un intervento della bottega di Tiziano.
Le incertezze attributive, unite ai problemi conservativi causati dall’alterazione di alcune stesure cromatiche, in particolare del manto della Vergine, hanno portato a un importante restauro accompagnato da approfondite indagini storiche e scientifiche. I risultati hanno rivelato la complessa genesi dell’opera: una prima concezione, ancora legata alla tradizione di Giovanni Bellini e databile intorno al 1520, venne successivamente rielaborata dallo stesso Tiziano attorno al 1540, con l’introduzione di elementi formali riconducibili alla sensibilità manierista.
Le analisi tecniche e il restauro hanno infine confermato la piena autografia del dipinto, restituendo all’Annunciazione il suo ruolo di opera significativa all’interno dell’evoluzione artistica del maestro.
MARIA AGNESE CHIARI MORETTO WIEL è storica dell’arte e dottore di ricerca in Storia dell’arte (1989), specializzata nella pittura e nella grafica veneziana del Cinquecento e nella storia delle antiche Scuole di Venezia. È autrice di circa 150 pubblicazioni scientifiche e ricopre ruoli di rilievo presso l’Ateneo Veneto e la Scuola Grande di San Rocco.
Dal 1981 insegna Storia dell’arte veneta presso la sede veneziana della Wake Forest University. Ha inoltre insegnato presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Lorenzo Giustiniani, la Duke University e la Venice International University.
Ha curato importanti mostre e partecipato a comitati scientifici di convegni e iniziative internazionali dedicate soprattutto a Tintoretto. Attualmente fa parte del comitato scientifico del convegno dedicato a Giovanni Antonio Fumiani.
Accanto all’attività accademica, si è impegnata nella divulgazione artistica attraverso video, documentari televisivi e consulenze storico-artistiche per privati e case d’asta. Particolarmente significativa è la sua collaborazione con la Scuola Grande di San Rocco, dove ha seguito progetti di tutela, valorizzazione e restauro del patrimonio artistico, tra cui l’Annunciazione di Tiziano Vecellio e la Crocifissione di Tintoretto.
Per informazioni e prenotazioni: Segreteria Chiese aperte +39 3887924641 – chieseapertetreviso@gmail.com
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APERTURE SERALI straordinarie e CONCERTO di musiche del tempo nell'ultimo weekend della mostra

Tiziano Vecellio, Madonna con il Bambino e angeli, san Francesco, san Biagio e il donatore Alvise Gozzi (Pala Gozzi), dettaglio, Ancona, Pinacoteca Francesco Podesti
APERTURE SERALI straordinarie e CONCERTO di musiche del tempo nell’ultimo weekend della mostra
A Pieve di Cadore, il 28 e il 29 marzo, gran finale per salutare la partenza della monumentale “Pala Gozzi” di Tiziano
Ci voleva proprio un “gran finale” per salutare la partenza della straordinaria “Pala Gozzi” di Tiziano (1520), per la prima volta, e per soli due mesi, esposta nel paese natale del grande artista, nell’occasione speciale dei 450 anni dalla sua morte e delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Così, l’ultimo week-end della mostra “TIZIANO E IL PAESAGGIO. Dal Cadore alla Laguna. La Pala Gozzi e La Sommersione del Faraone”, a Pieve di Cadore presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, sarà una vera festa, con aperture serali straordinarie rese necessarie anche dal notevole afflusso di visitatori delle ultime settimane – sabato 28 dalle 20.30 alle 22.30 e domenica 29 marzo, ultimo giorno di mostra con apertura continuata dalle 15.30 alle 22.30 – e con un concerto di musiche d’epoca domenica 29 marzo, con inizio alle ore 17.30, che si terrà nella sala antistante a quella espositiva, a pochi passi dalla Casa Natale del pittore, riaperta dopo il lungo restauro e visitabile con lo stesso biglietto della mostra.
Fino a domenica alle 22.30 sarà possibile ammirare da vicino l‘opera monumentale del grande Tiziano firmata eccezionalmente “Titianus Cadorinus”, ultima occasione per cogliere e comprendere i molteplici significati e i messaggi che il Cadorino affida alla tela, a partire dal valore innovativo attribuito al paesaggio, con la prima veduta in pittura dell’area marciana di Venezia.
Accanto, una xilografia potente e monumentale della Sommersione del faraone, mentre Mosè conduce il suo popolo in salvo, proveniente dal Museo Civico di Bassano.
Guide e mediatori culturali saranno sempre a supporto del pubblico con visite guidate gratuite a partenza cadenzata, per trascorrere un week end con il grande Maestro.
La Magnifica Comunità, il Comune di Pieve di Cadore, la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore – istituzioni promotrici – insieme ai curatori Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, Save Venice, DBA Group, Villaggio Globale International vi attendono dal prossimo 18 luglio per il secondo evento espositivo, sempre sul paesaggio in Tiziano e nell’ambito delle celebrazioni TITIANUS CADORINUS 1576-2026 per i 450 dalla morte.
Tiziano e il Paesaggio Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone

Tiziano Vecellio, Madonna con il Bambino e angeli, san Francesco, san Biagio e il donatore Alvise Gozzi (Pala Gozzi), dettaglio, Ancona, Pinacoteca Francesco Podesti
Tiziano e il Paesaggio Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone
Il tema del paesaggio tizianesco – che pur indagato in passato richiede di rinnovare e ampliare studi, metodi e confronti – sarà al centro delle celebrazioni Titianus Cadorinus 1576-2026 promosse nel 2026 nel paese natale di Tiziano dalla Magnifica Comunità di Cadore, dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e dal Comune di Pieve di Cadore, con l’organizzazione generale di Villaggio Globale International, per ricordare i 450 anni dalla morte dello straordinario artista.
In particolare, centrale tra le inziative celebrative, sarà il progetto espositivo “Tiziano e il Paesaggio” articolato in due distinti appuntamenti, due mostre dossier: la prima, in programma dal 23 gennaio al 29 marzo 2026, -in concomitanza con i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 – è anticipatoria e introduttiva della seconda mostra prevista nell’estate dello stesso anno. L’esposizione, dal titolo “TIZIANO E IL PAESAGGIO. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone”, è ideata e curata da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa.
L’arrivo in Cadore di una monumentale opera, autentico manifesto del legame di Tiziano con la sua terra – prestito eccezionale della Città di Ancona e della sua Pinacoteca Civica – diviene l’occasione di un inedito confronto tra due lavori capitali della prima maturità del Maestro, che apre a nuove e suggestive interpretazioni raccolte nel catalogo in lingua italiana e inglese, realizzato con il sostegno di Save Venice, edito da Zel Edizioni, disponibile nei bookshop della mostra e in quello del sito web della Fondazione: https://www.tizianovecellio.it/portfolio/titianus-cadorinus-la-pala-gozzi-e-la-sommersione-del-faraone-a-confronto/




















