Tiziano Vecellio, San Sebastiano, San Pietroburgo, Ermitage

Il 27 agosto 1576 non è un giorno qualunque. Muore Tiziano

Sono trascorsi esattamente quattrocentocinquant’anni da quel giorno. Questa data viene ricordata certamente nella sua città natale, Pieve di Cadore, nella Venezia che lo vide protagonista, e nei musei del mondo che conservano le sue opere e studiano il suo percorso.

Ogni generazione ha trovato un Tiziano diverso: il ritrattista del potere, il pittore della sensualità, il poeta del mito, il maestro del colore e, infine, l’artista capace di spingere la forma quasi fino alla sua dissoluzione. Apre la strada alla pittura barocca, alle ricerche sulla luce e sulla materia che diventerà protagonista dell’arte moderna.

Tiziano riuscì a servire i più potenti sovrani del proprio tempo senza diventare semplicemente un loro servitore. Le condizioni della sua vita e del suo lavoro furono eccezionali. La sua carriera durò circa settant’anni, eppure, in ogni fase, Tiziano porta la pittura verso possibilità nuove. La modernità di Tiziano risiede anche in questa capacità di trasformarsi continuamente.

Quando morì, Tiziano stava ancora lavorando. Il San Sebastiano dell’Ermitage e la Pietà oggi alle Gallerie dell’Accademia non sono soltanto le ultime opere di un artista anziano: sono dipinti nei quali egli continua a mettere alla prova i confini stessi della pittura. Per questo si può dire, che Tiziano ha superato il proprio tempo senza essere mai stato superato. Non perché la storia dell’arte sia una competizione, ma perché egli raggiunse un limite oltre il quale ogni generazione ha dovuto nuovamente confrontarsi con lui.

Ogni anniversario è utile a chi lavora su Tiziano e sulla sua opera. È proprio in quest’occasione, dopo tre anni di restauro e di indagini, viene restituito al pubblico l’ultimo capolavoro di Tiziano: il San Sebastiano, dipinto nel 1576, probabilmente negli ultimi tre mesi della vita del Maestro. È qui che l’ultimo Tiziano sembra uscire dal Cinquecento. Senza attribuirgli categorie storiche che non gli appartengono, potremmo dire che alcune sue opere sono già, in un certo senso, postmoderne.

Quattrocentocinquant’anni dopo la sua morte, Tiziano non appartiene soltanto alla storia dell’arte, è stato e continua a essere uno dei suoi maestri e un riferimento imprescindibile per il futuro.

È bello e importante per noi, curatori scientifici del museo Ermitage, raccontare delle esperienze, del lavoro e dell’impegno che ogni giorno poniamo nel museo per conservare, ricercare e guardare con occhi attenti al patrimonio italiano che ospitiamo. Tutto ciò segna e vuole segnare una relazione storica, un lavoro comune, tante analisi condivise che sono la radice fondamentale per un futuro, che si spera, migliore.