Boschi di carta 2022

BOSCHI DI CARTA 2022 – Festival di editoria in montagna

Venerdì 15 – Domenica 17 luglio 2022
Piazza Tiziano – Pieve di Cadore

La sesta edizione della Fiera del libro “Boschi di carta” animerà la piazza di Pieve di Cadore dal 15 al 17 luglio.
 Il festival sostenibile dedicato alla piccola e media editoria che ha avuto inizio sei anni fa rappresenta un’esperienza che ha messo in campo energie intellettuali ed economiche nuove per il territorio del Cadore, puntando alla creatività, prendendo esempio e spunto dal mondo dei libri, della musica, dall’enogastronomia e dall’arte.
Sarà questa una edizione all’insegna dell’arte, ricordando gli anniversari dello scultore falcadino Augusto Murer e il cinquantesimo della morte di Dino Buzzati, scrittore e artista bellunese. La montagna e l’arte, l’arte della montagna.
Vi saranno tanti ospiti che parleranno di montagna nei dipinti, nelle poesie, addirittura in musica e nel teatro.
Un programma ricco di interventi e di eventi collaterali speciali fanno da amplificatore e da collettore di interesse turistico, eventi e visite guidate a cura della Magnifica Comunità di Cadore, una dimostrazione di come nasce un foglio di carta e un laboratorio pensato per i bambini.
La manifestazione avrà i seguenti orari: venerdì 15 luglio dalle 12.00 alle 20.00, sabato 16 luglio dalle 10.00 alle 20.00, domenica 17 luglio dalle 10.00 alle 18.00. L’intero evento si svolgerà in ottemperanza alla normativa Anti-Covid 2019. Per informazioni o eventuali prenotazioni fare riferimento a boschidicarta@tizianovecellio.it, www.tizianovecellio.it, o telefonare al numero 0435.501674.

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Vendite riuscite, vendite fallite: Tiziano, la pala di Serravalle e altro ancora

STEFANIA MASON

Vendite riuscite, vendite fallite: Tiziano, la pala di Serravalle e altro ancora

Domenica 26 giugno ore 17.30
Duomo di Santa Maria Nova – Serravalle, Vittorio Veneto (TV)

Dopo la scomparsa di Tiziano, in una fase di concorrenza serrata che vede l’ambizione dei regnanti europei di possedere sue opere e la rarefazione del mercato veneziano, è alla Terraferma che si è costretti a rivolgersi per reperire dipinti a prezzi accessibili. Partendo dal caso della pala di Serravalle, commissionata nel 1542 a Tiziano dal Consiglio cittadino, e oggetto di interesse da parte degli emissari del re Sole un secolo più tardi, Stefania Mason ripercorrerà attraverso alcuni esempi emblematici la fortuna delle opere di Tiziano fino ai nostri giorni, in cui è sempre più raro trovarle sul mercato, dove raggiungono valori altissimi.

Stefania Mason è stata professore ordinario di Storia dell’arte moderna e direttore della Scuola di specializzazione in Storia dell’arte all’Università di Udine.
I suoi studi, rivolti soprattutto all’arte veneta del Rinascimento e alla storia del collezionismo, hanno portato a numerose pubblicazioni, alla cura di mostre in Italia e in Europa e a collaborazioni con importanti istituzioni come il Getty Research Institute di Los Angeles e all’INHA di Parigi.
E’ presidente del Consiglio Scientifico della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore.

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A tu per tu con Tiziano: il polittico Averoldi si può ammirare a Brescia

A tu per tu con Tiziano: il politico Averoldi si può ammirare a Brescia

Tiziano Vecellio, Polittico Averoldi, 1520-1522,  Collegiata dei Santi Nazaro e Celso, Brescia

Per la ricorrenza dei cinquecento anni (1522) dalla consegna del polittico Averoldi alla Collegiata dei Santi Nazario e Celso di Brescia da parte di Tiziano, la Parrocchia ha allestito un macchinario che permette al pubblico di salire fino a sette metri per ammirare il capolavoro del pittore.

L’iniziativa, denominata A tu per tu con Tiziano, nasce dall’idea e con la cura di Davide Dotti. Al contempo il cinquecentenario è l’occasione per far conoscere la storia con notizie inedite sul polittico commissionato dal legato pontificio bresciano Altobello Averoldi.

L’intervento di Marco Carminati sul Domenicale del Sole24ore del 29 maggio scorso, presenta ai lettori la storia circostanziata del capolavoro, dalla quale si evince come vi fosse grande attenzione verso le opere di Tiziano ancora prima della consegna ai committenti. È il caso del S. Sebastiano del primo registro a destra dell’opera, già oggetto di ammirazione perché ricorda il prigione michelangelesco, tanto da dare origine a un tentativo di raggiro ai danni del committente Altobello Averoldi in favore di Alfonso I d’Este, disposto ad offrire al pittore una grande somma pur di assicurarsi l’opera.

Fortunatamente ci fu un ripensamento da parte del duca di Ferrara e l’affare non si fece, così nel maggio del 1522 il polittico, compresa la tavola di S. Sebastiano, fu sistemato esattamente dove oggi si ammira.

La storia non finisce qui perché da documenti d’archivio del 1765 emerge che l’opera fu venduta dai Canonici della Collegiata al console inglese John Udney per l’enorme cifra di mille zecchini d’oro. La contrarietà dei bresciani e dei parrocchiani fu tale da dare origine a due versioni dei fatti: una racconta che fosse stato chiamato in causa il capitano veneziano, costretto a dichiarare l’opera di proprietà dello Stato e in quanto tale, il polittico divenne inalienabile; l’altra narra che i parrocchiani ricorsero al giudizio del tribunale, il quale sentenziò che, poiché Altobello Averoldi aveva donato il capolavoro alla Parrocchia e non al Capitolo, quest’ultimo non ne era il proprietario e quindi non possedeva il titolo per venderlo.

Oggi come ieri i parrocchiani rinnovano il loro prezioso legame con il polittico di Tiziano e offrono al pubblico un’occasione unica per vederla in modo ravvicinato nel luogo deciso dal committente cinque secoli fa.

Un’opportunità che sarà possibile cogliere fino al 3 luglio prossimo. Per maggiori informazioni:

https://parrocchiasantinazaroecelsobrescia.it/


Il ritratto di Pierluigi Farnese restaurato

Il ritratto di Pierluigi Farnese restaurato


Pierluigi Farnese, Tiziano Vecellio, 1546, Museo e Real Bosco, Capodimonte

Tra i diversi ritratti della famiglia Farnese realizzati da Tiziano, vi è quello di Pierluigi Farnese in armatura, il primogenito di papa Paolo III Farnese.

Il condottiero viene rappresentato nella sua preziosa armatura con la bandiera che richiama la carica di Gonfaloniere e di generale dell’esercito pontificio assegnatagli dal padre nel 1545 insieme a quella di duca di Parma e Piacenza.

L’opera, conservata al Museo e Real Bosco di Capodimonte, è stata restaurata grazie alle opportunità offerte dall’Art Bonus nel programma Elite di Borsa italiana, che ha individuato tre aziende campane con alto potenziale di crescita per finanziare la campagna di indagini diagnostiche e il restauro a cura dell’Istituto Centrale di Restauro.

Tecniche di indagine avanzate hanno fornito le informazioni necessarie per recuperare l’intensità cromatica originale e dettagli prima nascosti dall’ossidatura delle vernici. L’armatura con le rifiniture in oro è ora perfettamente leggibile; così il volto del condottiero appare con tutti i dettagli prima invisibili.

Il dipinto fa parte della raccolta farnesiana del Museo e Bosco Reale di Capodimonte giunta a Napoli quale dono della madre Elisabetta Farnese al figlio Carlo di Borbone per la sua ascesa al trono nel 1734 al Regno di Napoli.


Tiziano: fonti e documenti a cura di Charles Hope

Tiziano: fonti e documenti a cura di Charles Hope

 



Autoritratto
, Tiziano Vecellio, ca.1560-1562, Gemäldegalerie, Berlino

Nella linea editoriale Ad Illisum della Paul Holberton Publishing di Londra, in collaborazione con il Burlington Magazine, sta per essere pubblicato Tiziano: fonti e documenti. Il lavoro curato da Charles Hope è basato su ricerche condotte negli archivi dove i documenti relativi all’artista e alla sua famiglia sono conservati. La pubblicazione raccoglie l’esito del lavoro di ricerca che ha impegnato lo studioso inglese per cinquant’anni.

Tiziano fu menzionato in oltre centocinquanta pubblicazioni a stampa nel corso della sua vita. Sebbene siano già stati pubblicati centinaia di documenti relativi a Tiziano e alle sue opere, solo due sono stati i tentativi di fornire una panoramica completa dell’intero corpus dei documenti tizianeschi.

Il primo fu quello tentato da Crowe e Cavalcaselle nel 1877, il secondo fu invece quello di Adolfo Venturi, che si data al 1928. Tali pubblicazioni erano necessariamente selettive, ed includevano solo le trascrizioni di una piccola parte del materiale effettivamente considerato dagli studiosi.

La presente raccolta, che ammonta ad oltre duemilanovecento documenti, include non solo testimonianze che riguardano Tiziano, ma anche quelle concernenti i suoi fratelli e i figli, i principali assistenti di bottega e altri membri della famiglia Vecellio attivi come pittori prima della sua morte, cosi come le inscrizioni presenti su dipinti e incisioni.

Inoltre, in aggiunta alle testimonianze risalenti agli anni in cui Tiziano era in vita, la raccolta include tutto il materiale biografico relativo all’artista pubblicato prima del 1700 e tutti i testi che riportino informazioni e aneddoti di prima o seconda mano che lo riguardano.

Gli specifici punti di forza e i limiti delle prime fonti a stampa e le circostanze in cui queste furono prodotte sono discusse nella corposa introduzione, che offre inoltre una riflessione di insieme circa le caratteristiche delle principali collezioni archivistiche che l’autore ha consultato durante la preparazione della pubblicazione. Molte di queste si trovano in Italia, mentre altre sono in Spagna, Austria e Germania.

Nuove trascrizioni sono disponibili per la maggioranza dei documenti qui presentati, e sono stati inclusi anche molti documenti inediti. Vengono inoltre considerati sia le testimonianze conosciute ora per il solo tramite delle fonti e trascrizioni secondarie, sia i documenti falsi, una buona parte dei quali e stata prodotta negli scorsi due secoli.

Charles Hope, ex-direttore del Warburg Institute di Londra. Ha pubblicato molti contributi sull’arte italiana del XV e XVI secolo.

Per info e prenotazioni: centrostudi@tizianovecellio.it


Alcuni dubbi sul Tiziano ritrovato

Alcuni dubbi sul Tiziano ritrovato

 

Il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, la task force che il mondo ci invidia, comandata dal generale Roberto Riccardi, ha restituito allo Stato italiano un’opera attribuita a Tiziano con una cerimonia che si è tenuta a Torino.

Si tratta di un ritratto di gentiluomo con la barba rossa e un berretto nero, portato illecitamente in Svizzera diciotto anni fa creduto perduto. Due anni fa l’opera rientra in Italia per un restauro ed è proprio in un laboratorio di restauro dell’astigiano che il dipinto viene sequestrato dal Nucleo di Tutela.

L’attribuzione, come spesso capita con le opere di Tiziano, non è unanime e i dubbi sono molti. Ora dalle mani dei carabinieri il dipinto passa in quelle dello Stato, che affiderà  alla comunità scientifica il compito di studiare il ritratto di gentiluomo e verificare se sia riconducibile al Cadorino o meno.


Tiziano senza fine

Tiziano senza fine

raccontato da
Enrico Maria Dal Pozzolo, Augusto Gentili, Stefania Mason
Musica: Matteo D’Amico
Regia: Luca e Nino Criscenti

 

 

Come condensare in 52 minuti la grandezza di un artista come Tiziano, lasciando parlare soprattutto le sue opere? Come svelarne le radici, i contesti, i rapporti, la fortuna e pure le pene, con semplicità narrativa e precisione storica?

È quanto si è proposta di realizzare la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, affidando la realizzazione di un racconto visivo a due autori di documentari d’arte, Luca e Nino Criscenti, accompagnati dal commento di tre autorevoli storici dell’arte, Enrico Maria Dal Pozzolo, Augusto Gentili e Stefania Mason, e con il commento musicale del compositore Matteo D’Amico.

Il risultato filmico si sgrana tra sguardi, voci, suoni: un insieme per entrare nella vita, privata e pubblica, e nell’opera di Tiziano, dai suoi primi passi ai suoi ultimi segni sulla tela. Un racconto, sui luoghi dei suoi giorni – le montagne del suo Cadore, i colori della sua Venezia – e con le sue opere, viste là dove si conservano, nelle chiese, nei palazzi, nei musei di mezzo mondo. La sua vita, la sua pittura: i personaggi che ha ritratto e i ritratti di se stesso, le sfide, gli amori, le pene. Un percorso cronologico, con le voci dei tre studiosi che si alternano agli sguardi sui dipinti, colti nell’intero e sezionati nei dettagli, alla ricerca della loro identità. Sguardi senza voci, accompagnati dai suoni. Non tutte le opere, non un catalogo, ma quasi tutti i capolavori, scelti per tratteggiare al meglio le fasi della storia di Tiziano.

Tiziano: «il pittore più geniale, più innovativo» (Stefania Mason), «l’erede della cultura umanistica veneziana» (Enrico Maria Dal Pozzolo), un uomo diventato mito, che «dura secoli, rimane per secoli» (Augusto Gentili).


Come Tiziano e i maestri veneziani del suo tempo interpretano il mondo femminile

Come Tiziano e i maestri veneziani del suo tempo interpretano il mondo femminile

Ritratto di Isabella d’Este, Tiziano Vecellio, 1534-1536, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Dal 23 febbraio al 5 giugno la mostra “Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano” sarà al Palazzo Reale di Milano. Dopo la prima tappa al Kunsthistorisches Museum di Vienna, a Milano il visitatore troverà qualche cambiamento, ma resta il messaggio che la curatrice Sylvia Ferino Pagden ha voluto imprimere all’esposizione per dimostrare come la figura femminile nel Cinquecento veneziano sia divenuta ispiratrice di pittori e poeti.

Accompagneranno le opere di Tiziano quelle di Lorenzo Lotto, Palma il Vecchio e Veronese, così da fornire il  contesto di un momento storico nel quale, nella Venezia cosmopolita e internazionale, la donna aveva un ruolo sociale molto forte e significativo.

Afferma la Ferino sul Giornale dell’Arte: “Per Tiziano la donna rappresenta la parte migliore della creazione divina e tale celebrazione, condivisa anche dagli altri maestri e dai poeti, generò nella donne un’autostima, tanto da porre le basi per la ‘querelle des femmes’, il movimento veneziano di fine Cinquecento in cui l’autorità maschile era messa fortemente in discussione”.

Oltre ai gioielli, sculture e pezzi di arti decorative, si potrà ammirare una creazione di Roberto Capucci del 1996 in omaggio a Isabella d’Este.


Il viaggio ...

Il viaggio …

Albrecht Dürer, Autoritratto con guanti, 1498, Museo del Prado, Madrid 

Il viaggio come conoscenza e come scambio di esperienza, come pratica per affinare la propria visione e del fare pittorico. In tal modo il pittore tedesco Albrecht Dürer concepiva l’esperienza di viaggio in un momento storico nel quale non si conosceva in concetto attuale di viaggio.

Lo dimostra l’esposizione della National Gallery di Londra intitolata Dürer’s Journeys: Travels of a Renaissance Artist, dedicata al grande artista tedesco, che ricostruisce il clima culturale dei grandi centri rinascimentali europei visitati dal grande artista. L’epoca nella quale Dürer vive è caratterizzata da grandi sconvolgimenti religiosi, politici ed economici: dalla Riforma di Lutero, alla scoperta dell’America, alla rivoluzione globale della conoscenza dovuta all’introduzione della stampa.

In tale clima di cambiamento epocale il viaggio diviene una necessità di confronto culturale, così Dürer dalla sua Norimberga si sposta per l’Europa e due volte è in Spagna e altrettante in Italia. I due soggiorni a Venezia, il primo dal 1494 al ’95, il secondo dal 1505 al 1507, saranno l’occasione per conoscere i principi del Rinascimento, le proporzioni classiche e lo studio dell’anatomia e naturalmente la tecnica del colore e del disegno. Frequenta la bottega di Giovanni Bellini, scambia disegni con Raffaello, con grande interesse studia Leonardo e Luca Pacioli. Raffina la tecnica dell’incisione, studia i gesti e le espressioni che rapporta al Rinascimento tedesco.

Dalle opere e dai documenti in mostra emerge un Dürer estremamente moderno, affascinante e magnetico, dalle mille sfaccettature, sicuro di sé, profondamente colto, sempre interessato ad apprendere per alimentare la propria creatività. Per quanto raccoglie dai suoi molti viaggi tra Paesi Bassi, Svizzera, Spagna e Italia, viene considerato un artista europeo, come del resto aveva già evidenziato Bernard Aikema nella mostra di Milano nel 2018 “Dürer e il Rinascimento, tra Germania e Italia”. Una vita, quella di Dürer, in viaggio verso la modernità.


Il Depot di Rotterdam, un museo sovversivo

Il Depot di Rotterdam, un museo sovversivo

Depot Boijmans Van Beuningen,  Rotterdam  © https://www.boijmans.nl

Rotterdam è tra le città che più di ogni altra persegue la sostenibilità: da sempre abituata alla povertà delle sue risorse e all’innalzamento del mare, il più grande porto d’Europa si sta attrezzando al cambiamento climatico puntando sulla ricerca e innovazione tecnologica. Espressione di tale visione è il Depot Boijmans Van Beuningen appena inaugurato come parte integrante del principale museo della città, che conserva opere dal Medioevo a oggi.

Il Depot, al cui interno sono state trasferite 151.000 opere, nasce a fianco del museo storico con l’esigenza duplice di essere deposito ma anche luogo di visita per poter esporre il 92% del suo patrimonio prima nascosto nei magazzini.

La sua forma circolare che si allarga verso l’alto come un grande vaso alto 40 metri e largo 60, si contrappone allo ski line della città che si riflette nei pannelli a specchio dell’edificio in uno spettacolare e sapiente gioco di effetti illuminotecnici.

I percorsi tradizionali su sei piani sono sovvertiti e così la funzione museale, tanto da segnare una svolta storica nell’architettura museale. E’ un deposito che diventa luogo di conservazione e al contempo di esposizione, offrendo percorsi inediti. Le opere sono conservate secondo il criterio della qualità della conservazione con un microclima legato ai materiali con cui sono realizzate le opere.

Pertanto non viene seguito l’ordine cronologico o stilistico e capita di vedere un’opera di Magritte a fianco di una tela cinquecentesca. Per non alterare il microclima in ogni area sono ammessi 12 visitatori per 12 minuti ogni ora. Il visitatore ammirerà lo spettacolo espositivo che si svolge non solo sul palcoscenico, ma vedrà anche il suo backstage e potrà seguire in diretta il restauro di un’opera.

All’interno del Depot con un solo colpo d’occhio si vedono i piani collegati da un sistema di scale incrociate, così da offrire al pubblico diverse prospettive di lettura delle opere.

Naturalmente il sistema ad energia solare e geotermica riscalda la struttura, mentre sul tetto vi è a sorpresa di un boschetto di betulle e pini che delimitano la terrazza panoramica e contestualizzano il ristorante stellato Renilde.

Il progetto è firmato dallo studio pluripremiato MVRDV, mentre il costo della sua realizzazione ammonta a 94 milioni di euro, provenienti dal settore pubblico e privato, comprese le piccole donazioni di cittadini qualsiasi, che hanno affiancato il Comune di Rotterdam. Si prevede che accoglierà 250 mila visitatori l’anno che condivideranno un’esperienza emozionante e intima.