ELENA CATRA E VITTORIO PAJUSCO - Il mito di Tiziano nell’800 e il Monumento di Pieve di Cadore

Antonio Dal Zotto, Monumento a Tiziano, 1880, Pieve di Cadore
ELENA CATRA E VITTORIO PAJUSCO
Il mito di Tiziano nell’800 e il Monumento di Pieve di Cadore
Sabato 26 settembre 2026 ore 18.00
Auditorium Cos.Mo – Pieve di Cadore
Il monumento a Tiziano a Pieve di Cadore realizzato da Antonio Dal Zotto (1880) si colloca nel quadro ottocentesco di elaborazione del mito tizianesco, che consacra l’artista quale emblema del genio rinascimentale e della tradizione culturale nazionale. In relazione ad analoghi dispositivi celebrativi, quale il monumento dei Frari a Venezia, esso testimonia il progressivo superamento di modelli idealizzanti a favore di una rappresentazione più dinamica ed espressiva. Nel contesto della seconda metà dell’Ottocento, la monumentalizzazione si configura come uno strumento centrale nella costruzione e nella trasmissione pubblica del mito di Tiziano.
Elena Catra I suoi interessi scientifici vertono sulla storia dell’arte dell’Ottocento in area veneta, con un focus particolare sulla figura di Antonio Canova e sull’analisi di scultura, pittura, architettura, grafica e la didattica accademica. Autrice di numerose pubblicazioni, partecipa regolarmente a convegni nazionali e internazionali. Negli anni ha curato diverse mostre, tra cui le recenti esposizioni dedicate al ritrovamento di due opere inedite di Canova: Il Canova mai visto. Opere del Seminario di Padova e della Chiesa degli Eremitani (Padova, Museo Diocesano) e Canova e la nascita della scultura moderna. Il Teseo sul Minotauro (Possagno, Museo Canova). Recentemente ha pubblicato per Marsilio (con Vittorio Pajusco) il volume Antonio Canova. Itinerari nel Veneto e, per Skira, Laocoonte, il capolavoro di Luigi Ferrari alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Si è interessata più volete alla fortuna della figura di Tiziano Vecellio nell’Ottocento: Canova, Tiziano e la Chiesa dei Frari a Venezia nell’Ottocento, a cura di E. Catra, I. Collavizza, V. Pajusco (2017) e con Antonella Belin, Raffaello e Tiziano, complementari e antagonisti nell’educazione di un aspirante pittore presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia (2023) e L’Accademia di Belle Arti di Venezia e «gli autori del miglior tempo» Tiziano, Tintoretto, Veronese… tra didattica, celebrazione, memoria e promozione (2019).
È fondatrice e membro del comitato di redazione della rivista online di Ca’ Foscari “MDCCC 1800”. Insegna Storia dell’arte contemporanea e Storia dell’Arte antica all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Vittorio Pajusco Si è laureato in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici all’Università Ca’ Foscari di Venezia con il massimo dei voti e la lode, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Storia delle Arti (Ca’ Foscari, IUAV) e l’abilitazione all’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole superiori. I suoi ambiti di ricerca coprono l’arte moderna e contemporanea, con particolare attenzione alla storia della Biennale di Venezia e delle altre esposizioni d’arte del XIX e XX secolo. Si occupa inoltre di studi di genere, di archivi dell’otto e novecento, di catalogazione, descrizione scientifica di beni culturali, curando alcuni progetti in questo senso per l’archivio della Biennale, i Musei civici veneziani (Ca’ Pesaro), i Musei civici di Vicenza e Bassano. In occasioni del centenario canoviano del 2022-2025 molte sono state le attività di curatela di mostre e di volumi monografici: Il Canova mai visto. Opere del Seminario di Padova e della Chiesa degli Eremitani, 2025, (Padova, Museo Diocesano); Memorie canoviane (Venezia, Pinacoteca Manfrediniana); Antonio Canova. Itinerari nel Veneto, 2022.
Ha scritto in riviste scientifiche, cataloghi, monografie sui seguenti artisti: Alberto Martini, Giuseppe Santomaso, Francesco Hayez, Michelangelo Grigoletti, Luigi Busi, Fleury Francois Richard, Francesco Podesti, Giuseppe Mancinelli, Domenico Morelli, Pietro Fragiacomo, Cesare Laurenti, Guido Marussig, Umberto Moggioli, Ugo Valeri , Boccioni, Renato Birolli, Zoran Mušič e Giovanni Barbisan, Ettore Tito, Luigi Tito, Tullio Garbari, Noè Bordignon, Ubaldo Oppi, Nino Springolo, Brenno del Giudice, Duilio Torre, Guido Cadorin, Marian Fortuny, Bice Levi Minzi, Dino Jarach, Severini, Casorati, Magnelli, Bartolini, Prampolini, Licini, De Pisis, Soldati, Mafai, Zavattini, Buzzati, Barbisan, Scanavino, Balest, Lino e Luigi Selvatico, Zotti, Meneghesso, Corpora, Veronesi, Carmi, Dova, Banchieri, Vago, Olivieri, Raciti, Giannini, Cesare dell’Acqua, Chighine, Turcato, Raciti, Forgioli, Zigaina, Gianquinto, Music, Ferroni, Guerreschi, Olivieri, Verna, Cuniberti, Strazza, Ruggero Savinio, Notari, Sturla, Della Torre, Repetto, Ruggeri, Vago, Vignozzi.
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Con Ferigo Foscari a Villa Foscari "La Malcontenta"

Con Ferigo Foscari a Villa Foscari “La Malcontenta”
Giovedì 24 settembre 2026 ore 15.00
Villa Foscari ” La Malcontenta” – Mira (Venezia)
Villa Foscari, detta La Malcontenta, è uno dei capolavori della maturità di Andrea Palladio. Commissionata nel 1555 dai fratelli Nicolò e Alvise Foscari, è l’unica villa palladiana nella provincia di Venezia e lungo la Riviera del Brenta, oggi parte del Patrimonio Mondiale UNESCO.
La facciata nord, concepita per essere ammirata dal Brenta, riprende la nobiltà dei templi antichi: un alto basamento, un monumentale pronao ionico esastilo e il timpano che un tempo ospitava lo stemma dei Foscari. Sul fregio corre l’iscrizione che ricorda i committenti, discendenti del Doge Francesco Foscari, figura simbolo della Repubblica di Venezia.
La facciata sud, dominata dalla grande finestra termale sovrapposta a una trifora, rivela la modernità di Palladio: l’architettura interna si manifesta all’esterno in un gioco di trasparenze. L’edificio si articola su tre piani più un ammezzato, organizzati secondo una rigorosa gerarchia funzionale: servizi al piano terreno, rappresentanza e vita patrizia al piano nobile, deposito delle ricchezze nel grande sottotetto. Ogni livello presenta sette vani, con una sala centrale a croce greca e due appartamenti simmetrici per i fratelli Foscari.
La villa è anche un’importante architettura dipinta. Il ciclo di affreschi, avviato da Battista Franco e proseguito da Battista Zelotti, sviluppa temi tratti da Ovidio e allegorie umanistiche: Giove e Mercurio da Filemone e Bauci, Astrea, le Arti Liberali, Prometeo, Aurora, Bacco e Arianna, e la Caduta dei Giganti. Non un repertorio erudito, ma un manifesto culturale dei Foscari, fondato sull’armonia tra sapere, virtù e buon governo.
Dopo il declino seguito alla caduta della Repubblica, la villa fu recuperata nel Novecento da Alberto Clinton Landsberg e poi da Lord Phillimore. Nel 1973 Antonio e Barbara Foscari la riportarono alla famiglia d’origine, avviando un rigoroso programma di restauri che ne ha restituito lo splendore.
La visita sarà guidata da Ferigo, figlio di Antonio e Barbara, avvocato, nato nel 1974 (anno che segna simbolicamente il ritorno della villa alla famiglia). Appassionato del Rinascimento veneziano, dedica la sua attività alla conservazione del patrimonio culturale: contribuisce alla tutela di Villa Foscari e ricopre il ruolo di vice-presidente di Save Venice ETS, della Venice International Foundation e dell’Associazione delle Ville Venete. È stato consigliere di amministrazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La Città di Ferrara gli ha conferito la sua più alta onorificenza per la donazione del manoscritto autografo de Il Giardino dei Finzi-Contini.
Evento su prenotazione: visite@tizianovecellio.it
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ELENA CATRA - Tre monumenti per un mito: Tiziano in scultura da Canova a Dal Zotto

Modello del Monumento a Tiziano, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova
Monumento a Tiziano, Venezia, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Monumento a Tiziano, Pieve di Cadore, Piazza Tiziano
ELENA CATRA
Tre monumenti per un mito: Tiziano in scultura da Canova a Dal Zotto
Sabato 12 settembre 2026 ore 16.00
Museo Gypsotheca Antonio Canova – Possagno (Treviso)
Il mito di Tiziano si costruisce attraverso tre momenti emblematici della sua monumentalizzazione. Dal progetto canoviano, che ne definisce un’immagine idealizzata e universalizzante, si passa al monumento della Basilica dei Frari a Venezia, dove la celebrazione allegorica ne sancisce la consacrazione ufficiale. Con l’opera di Antonio Dal Zotto a Pieve di Cadore, infine, la figura dell’artista si rinnova in chiave moderna, intrecciando dimensione eroica e radicamento territoriale.
Elena Catra I suoi interessi scientifici vertono sulla storia dell’arte dell’Ottocento in area veneta, con un focus particolare sulla figura di Antonio Canova e sull’analisi di scultura, pittura, architettura, grafica e la didattica accademica. Autrice di numerose pubblicazioni, partecipa regolarmente a convegni nazionali e internazionali. Negli anni ha curato diverse mostre, tra cui le recenti esposizioni dedicate al ritrovamento di due opere inedite di Canova: Il Canova mai visto. Opere del Seminario di Padova e della Chiesa degli Eremitani (Padova, Museo Diocesano) e Canova e la nascita della scultura moderna. Il Teseo sul Minotauro (Possagno, Museo Gypsoteca Antonio Canova). Recentemente ha pubblicato per Marsilio (con Vittorio Pajusco) il volume Antonio Canova. Itinerari nel Veneto e, per Skira, Laocoonte, il capolavoro di Luigi Ferrari alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Si è interessata più volete alla fortuna della figura di Tiziano Vecellio nell’Ottocento: Canova, Tiziano e la Chiesa dei Frari a Venezia nell’Ottocento, a cura di E. Catra, I. Collavizza, V. Pajusco (2017) e con Antonella Belin, Raffaello e Tiziano, complementari e antagonisti nell’educazione di un aspirante pittore presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia (2023) e L’Accademia di Belle Arti di Venezia e «gli autori del miglior tempo» Tiziano, Tintoretto, Veronese… tra didattica, celebrazione, memoria e promozione (2019).
È fondatrice e membro del comitato di redazione della rivista online di Ca’ Foscari “MDCCC 1800”. Insegna Storia dell’arte contemporanea e Storia dell’Arte antica all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Al termine della conferenza seguirà una visita guidata al Museo condotta dalla relatrice.
La partecipazione alla conferenza è gratuita. Per la visita guidata al Museo è richiesto il pagamento del biglietto d’ingresso.
La prenotazione è obbligatoria a: posta@museocanova.it – 0423 544 323
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Con Armando Pizzoni Ardemani al giardino monumentale di Valsanzibio

Con Armando Pizzoni Ardemani al Giardino monumentale di Valsanzibio
Sabato 5 settembre 2026 ore 10.30
Galzignano Terme – Padova
Un’esperienza d’arte e natura nel cuore dei Colli Euganei alla scoperta del complesso monumentale di Valsanzibio, straordinario esempio di giardino barocco integro nel suo disegno originario e magistralmente inserito nel contesto paesaggistico.
Commissionato nella seconda metà del XVII secolo dal N. H. Zuane Francesco Barbarigo come voto solenne per la salvezza della famiglia dalla peste del 1630, il complesso fu concepito dal geniale architetto Luigi Bernini, fontaniere di Papa Alessandro VII Chigi e fratello di Gian Lorenzo.
L’itinerario guidato condurrà i visitatori attraverso un percorso allegorico e spirituale, anche attraverso le parole del nobile proprietario Armando Pizzoni Ardemani. Accolti dal solenne portale di Diana, antico ingresso d’acqua alla tenuta, il percorso si snoda lungo oltre tre chilometri di viali alberati, tra sculture in pietra realizzate da Enrico Marengo, fontane e giochi d’acqua ancora perfettamente funzionanti. Un viaggio immersivo tra architettura paesaggistica, iconografia seicentesca e natura incontaminata, pensato per offrire una lettura approfondita del significato filosofico e teologico che domina l’intera struttura.
Evento su prenotazione: visite@tizianovecellio.it
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Il 27 agosto 1576 non è un giorno qualunque. Muore Tiziano

Tiziano Vecellio, San Sebastiano, San Pietroburgo, Ermitage
Il 27 agosto 1576 non è un giorno qualunque. Muore Tiziano
Sono trascorsi esattamente quattrocentocinquant’anni da quel giorno. Questa data viene ricordata certamente nella sua città natale, Pieve di Cadore, nella Venezia che lo vide protagonista, e nei musei del mondo che conservano le sue opere e studiano il suo percorso.
Ogni generazione ha trovato un Tiziano diverso: il ritrattista del potere, il pittore della sensualità, il poeta del mito, il maestro del colore e, infine, l’artista capace di spingere la forma quasi fino alla sua dissoluzione. Apre la strada alla pittura barocca, alle ricerche sulla luce e sulla materia che diventerà protagonista dell’arte moderna.
Tiziano riuscì a servire i più potenti sovrani del proprio tempo senza diventare semplicemente un loro servitore. Le condizioni della sua vita e del suo lavoro furono eccezionali. La sua carriera durò circa settant’anni, eppure, in ogni fase, Tiziano porta la pittura verso possibilità nuove. La modernità di Tiziano risiede anche in questa capacità di trasformarsi continuamente.
Quando morì, Tiziano stava ancora lavorando. Il San Sebastiano dell’Ermitage e la Pietà oggi alle Gallerie dell’Accademia non sono soltanto le ultime opere di un artista anziano: sono dipinti nei quali egli continua a mettere alla prova i confini stessi della pittura. Per questo si può dire, che Tiziano ha superato il proprio tempo senza essere mai stato superato. Non perché la storia dell’arte sia una competizione, ma perché egli raggiunse un limite oltre il quale ogni generazione ha dovuto nuovamente confrontarsi con lui.
Ogni anniversario è utile a chi lavora su Tiziano e sulla sua opera. È proprio in quest’occasione, dopo tre anni di restauro e di indagini, viene restituito al pubblico l’ultimo capolavoro di Tiziano: il San Sebastiano, dipinto nel 1576, probabilmente negli ultimi tre mesi della vita del Maestro. È qui che l’ultimo Tiziano sembra uscire dal Cinquecento. Senza attribuirgli categorie storiche che non gli appartengono, potremmo dire che alcune sue opere sono già, in un certo senso, postmoderne.
Quattrocentocinquant’anni dopo la sua morte, Tiziano non appartiene soltanto alla storia dell’arte, è stato e continua a essere uno dei suoi maestri e un riferimento imprescindibile per il futuro.
È bello e importante per noi, curatori scientifici del museo Ermitage, raccontare delle esperienze, del lavoro e dell’impegno che ogni giorno poniamo nel museo per conservare, ricercare e guardare con occhi attenti al patrimonio italiano che ospitiamo. Tutto ciò segna e vuole segnare una relazione storica, un lavoro comune, tante analisi condivise che sono la radice fondamentale per un futuro, che si spera, migliore.
GABRIELE MATINO - Tintoretto a San Giorgio Maggiore: restauro e rilettura dell'Ultima Cena e del Popolo d'Israele nel deserto

Jacopo Tintoretto, Ultima Cena, part., Venezia, Chiesa di San Giorgio Maggiore
EVENTO SAVE VENICE
GABRIELE MATINO
Tintoretto a San Giorgio Maggiore: restauro e rilettura dell’Ultima Cena e del Popolo d’Israele nel deserto
Venerdì 28 agosto 2026 ore 18.00
Museo Civico – Palazzo Fulcis – Belluno
Con il ritorno del Popolo d’Israele nel deserto e dell’Ultima Cena sulle pareti del presbiterio, la basilica di San Giorgio Maggiore ritrova due capolavori dell’ultima stagione di Jacopo Tintoretto. La recente ricollocazione delle tele, avvenuta al termine di un importante intervento di restauro promosso dall’Abbazia di San Giorgio Maggiore – ramo ETS e sostenuto da Save Venice grazie al generoso contributo della famiglia Stracke, offre l’occasione per rileggere le opere nel contesto per il quale furono concepite.
Dipinte attorno al 1591–1592, le due tele si inseriscono nel punto di massima intensità liturgica e visiva della basilica palladiana: il presbiterio, dominato dall’altare maggiore e dal suo monumentale tabernacolo. Qui, il Popolo d’Israele nel deserto e l’Ultima Cena costruiscono un dialogo serrato tra Antico e Nuovo Testamento, orientato verso il mistero eucaristico e amplificato dal rapporto con la scultura e con l’architettura. A partire dai risultati emersi dal restauro, l’intervento propone di riconsiderare il ruolo delle due opere non come semplici dipinti laterali, ma come elementi costitutivi di un complesso figurativo, liturgico e architettonico di straordinaria densità.
GABRIELE MATINO è Senior Researcher presso l’organizzazione no-profit americana Save Venice e curatore indipendente. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’arte presso la University of Nottingham, dove ha anche insegnato, oltre a tenere corsi alla University of York. Tra le borse di studio ricevute figurano la Gladys Krieble Delmas Foundation Grant, la Save Venice Research Fellowship e il Paper Project Grant della Getty Foundation. Nel 2018 ha curato la mostra Arte, fede e medicina nella Venezia di Tintoretto presso la Scuola Grande di San Marco a Venezia, e nel 2021 ha co-curato Venetia 1600. Nascite e Rinascite al Palazzo Ducale. Tra il 2022 e il 2025 ha collaborato all’organizzazione della mostra Capolavori su carta alla Fondazione Miniscalchi-Erizzo di Verona. Matino ha pubblicato numerosi saggi in riviste specialistiche e contributi in volumi collettanei. Nel 2020 ha curato, insieme a Patricia Fortini Brown (Princeton University), il volume Carpaccio a Venezia. Itinerari e, nel 2024, ha pubblicato con Peter Humfrey (University of St Andrews) gli atti del convegno internazionale Vittore Carpaccio: contesto, iconografia, fortuna (2023). Ha collaborato con Davide Gasparotto (J. Paul Getty Museum) alla realizzazione del volume Tiziano & Save Venice. Sei capolavori restaurati, sui grandi restauri promossi da Save Venice dedicati all’opera di Tiziano.
Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione obbligatoria: 0437 913323 prenotazionimuseo@comune.belluno.it
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Andrea Simionato presenta VITA DI TIZIANO (Grafiche Antiga) di Antonio Chiades
Andrea Simionato presenta
VITA DI TIZIANO (Grafiche Antiga) di Antonio Chiades
Interviene Andrea Bellieni
Monologo di Antonio Chiades e accompagnamento musicale di Lorenzo Tonon
Giovedì 27 agosto ore 11.00
Casa Tiziano l’Oratore – Pieve di Cadore
Giovedì 27 agosto 2026, a distanza di 450 anni dalla morte del grande Tiziano, nel palazzo seicentesco Tiziano l’Oratore, sede della Fondazione Centro studi Tiziano, alle ore 11, verrà presentato da Antiga Edizioni il libro di Antonio Chiades “Vita di Tiziano” (2026).
Interverranno l’autore, con un breve monologo da lui stesso composto, tratto dalla pièce teatrale “Io son Tiziano” – presentata in anteprima il 31 luglio 2026 nel chiostro rinascimentale del Seminario Gregoriano di Belluno – il direttore editoriale di Antica Edizioni, Andrea Simionato, e lo storico dell’architettura, museologo e già conservatore del Museo Correr di Venezia, Andrea Bellieni. L’incontro sarà allietato dalle note al pianoforte di Lorenzo Tonon.
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MARIA AGNESE CHIARI MORETTO WIEL - Tiziano dietro le quinte. Storie e rapporti con la Scuola Grande di S. Rocco

Tiziano Vecellio, Annunciazione, 1535, Venezia, Scuola Grande di San Rocco
MARIA AGNESE CHIARI MORETTO WIEL
Tiziano, Annunciazione, Scuola di San Rocco, Venezia
Lunedì 24 agosto 2026 ore 18.30
Sala Don Pietro Alverà – Cortina d’Ampezzo
Il legame tra Tiziano e la Scuola Grande di San Rocco è noto soprattutto attraverso opere celebri – e controverse – come il Cristo portacroce, ma il suo nome si associa anche alla grande xilografia con San Rocco e storie della sua vita e alla splendida Annunciazione, prima opera di pregio a fare il suo ingresso nella sede monumentale della confraternita.
Meno nota è, invece, l’effettiva portata della presenza del maestro nella vita del sodalizio – tra i cui membri compare almeno dagli anni Venti – e nella decorazione dei suoi edifici: dalle vicende che coinvolsero il giovane Tintoretto alla mancata realizzazione della grande tela destinata alla sala dell’Albergo.
L’obiettivo è offrire una rilettura complessiva delle fonti, mettendo in dialogo opere d’arte, documenti e tradizione storiografica, per approfondire le complesse relazioni che legarono Tiziano alla confraternita veneziana.
MARIA AGNESE CHIARI MORETTO WIEL è storica dell’arte e dottore di ricerca in Storia dell’arte (1989), specializzata nella pittura e nella grafica veneziana del Cinquecento e nella storia delle antiche Scuole di Venezia. È autrice di circa 150 pubblicazioni scientifiche e ricopre ruoli di rilievo presso l’Ateneo Veneto e la Scuola Grande di San Rocco.
Dal 1981 insegna Storia dell’arte veneta presso la sede veneziana della Wake Forest University. Ha inoltre insegnato presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, l’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Lorenzo Giustiniani, la Duke University e la Venice International University.
Ha curato importanti mostre e partecipato a comitati scientifici di convegni e iniziative internazionali dedicate soprattutto a Tintoretto. Attualmente fa parte del comitato scientifico del convegno dedicato a Giovanni Antonio Fumiani.
Accanto all’attività accademica, si è impegnata nella divulgazione artistica attraverso video, documentari televisivi e consulenze storico-artistiche per privati e case d’asta. Particolarmente significativa è la sua collaborazione con la Scuola Grande di San Rocco, dove ha seguito progetti di tutela, valorizzazione e restauro del patrimonio artistico, tra cui l’Annunciazione di Tiziano Vecellio e la Crocifissione di Tintoretto.
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ROBERTA MAJONI e SILVIA TESSARI in concerto con Musiche di Händel, Mozart, Schubert, Beethoven, Rossini

Roberta Majoni e Silvia Tessari
EVENTO DELL’ASSESSORATO ALLA CULTURA DEL COMUNE DI PIEVE DI CADORE
ROBERTA MAJONI, soprano e SILVIA TESSARI, pianoforte in concerto
Musiche di Händel, Mozart, Schubert, Beethoven, Rossini
Sabato 22 agosto 2026 ore 21.00
Auditorium Cos.Mo – Pieve di Cadore
L’ultimo concerto organizzato da Dolomiti Symphonia per l’Estate Tizianesca 2026 sarà un concerto all’insegna del bel canto, intervallato da brani pianistici, tutti appartenenti al grande repertorio di questi due ambiti. A cominciare da un’aria tra le più belle dell’opera del ‘700 di G. F. Handel, “Lascia ch’io pianga” tratta dal Rinaldo per proseguire con arie di Mozart da Nozze di Figaro e Don Giovanni. Verrà eseguita anche l’Aria di Berta tratta dal Barbiere di Siviglia di Rossini. I brani pianistici saranno l’Improvviso n.2 di F. Schubert la Rapsodia ungherese n.6 di F. Liszt e Il volo del calabrone di Rimskij-Korsakov. Le due protagoniste hanno una notevole esperienza concertistica sviluppata in numerosi anni in Italia e all’estero, con la collaborazione di musicisti importanti e in sale prestigiose.
Per info: orchdolom.bl@virgilio.it
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Con Alvise Giacobbi a Palazzo Monti Giacobbi

Palazzo Monti Giacobbi
Con Alvise Giacobbi a Palazzo Monti Giacobbi
Venerdì 21 agosto 2026 ore 17.00
Palazzo Monti Giacobbi – Candide di Comelico Superiore – Belluno
L’Estate tizianesca ritorna a Palazzo Monti Giacobbi di Candide nel ciclo delle Promenade in villa tra arte e natura
Costruito nella prima metà del Seicento dalla famiglia Monti, notai e facoltosi commercianti di legname, appassionati d’arte e mecenati per generazioni, il palazzo conserva interni decorati da cicli di tempere a soggetto mitologico realizzati da Giovanni Demin e dalla sua scuola quando venne ospitato a palazzo mentre dipingeva la pala della chiesa
Alla caduta della Repubblica Veneta, Osvaldo Antonio Monti fu inviato a Passariano come ambasciatore incaricato di trattare con Napoleone. La sua abilità oratoria fu tale da ottenere dall’imperatore importanti concessioni per salvaguardare l’economia cadorina. Analogo ruolo ebbe con gli austriaci, ai quali si oppose con fermezza.
Uomo colto e illuminato, possedeva la prima edizione dell’Enciclopedie di Diderot, che arricchiva la biblioteca e raccoglieva tutto il sapere nei suoi trentanove volumi. Durante la Prima guerra mondiale l’edificio fu occupato dagli austriaci e furono rubati l’Enciclopedie ed un servizio di bicchieri regalati da Napoleone in occasione del terzo incontro di Parigi.
Da anni Alvise Giacobbi è impegnato nel complesso restauro del palazzo e nel ricollocarvi gli antichi arredi e le suppellettili che nei secoli si sono salvate. Quasi per miracolo è ricomparsa nella biblioteca anche la prima edizione della monumentale opera di Diderot. Una storia che l’attuale discendente racconta attraverso una serie di aneddoti intrecciati con la storia del Cadore, tra Venezia, i francesi e gli austriaci.
Un’atmosfera che si percepisce varcando la soglia del palazzo circondato dagli alpeggi e dai boschi del Comelico, quasi in contrasto con la raffinatezza degli interni: ora il paesaggio diviene predominante e accompagna il visitatore in un dialogo continuo tra natura, storia e arte. Ogni finestra del palazzo è un quadro sulla natura.
Palazzo Monti Giacobbi rappresenta uno degli esempi più significativi della civiltà delle ville venete sviluppatasi ad alta quota, testimonianza rara di come il modello architettonico e culturale della villa di terraferma abbia trovato espressione anche nelle vallate alpine del Cadore.
Evento su prenotazione: visite@tizianovecellio.it
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