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Tiziano Vecellio - BiografiaTiziano nasce a Pieve di Cadore in una data compresa plausibilmente tra l’85 e il ‘90. Esegue gli affreschi, commissionati a Giorgione, sulla facciata di terra del Fondaco dei Tedeschi a Rialto, portandoli probabilmente a termine nell'anno successivo. La prima testimonianza in merito è fornita dal Dolce (1557), il quale ricorda che Tiziano eseguì gli affreschi del Fondaco “ non avendo egli ancora vent’anni”. Il nome di Tiziano appare nel libro dei conti della Scuola del Santo a Padova per l'esecuzione di tre affreschi con i Miracoli di Sant’Antonio, sui quali emblematica è la descrizione fatta da Roberto Longhi (1946): "Tiziano giovane sgombra pienamente la timidezza del Giorgione; ora la stesura delle forme non avviene più sul filo dei volumi e dei piani, ma per matura composizione di gesti liberi e profondi". Il 2 dicembre riceve quattro ducati d’oro dalla Scuola e il saldo delle tre scene dipinte. Tramite Pietro Bembo è invitato a recarsi a Roma in qualità di pittore della corte pontificia, ma Tiziano preferisce offrire i propri servigi alla Serenissima, impegnandosi a dipingere nella Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale il telero con una Battaglia (opera distrutta nell’incendio del 1577: ne rimane memoria in un’incisione del Fontana del 1569). Il dipinto, consegnato solo nel 1535, avrebbe rappresentato la Battaglia di Cadore, tema fortemente voluto dal doge Gritti. Nel maggio dello stesso anno apre una bottega a San Samuele, e tra gli aiutanti vi sono Antonio Buxei e Ludovico di Giovanni. Dopo la morte di Giovanni Bellini inizia i rapporti con la corte di Ferrara, dove il pittore è presente tra il 31 gennaio e il 22 marzo. Germano Casale, guardiano del convento di Santa Maria Gloriosa dei Frari gli commissiona l’Assunta (Venezia, Frari). La pala, collocata sull’altare maggiore della chiesa il 19 maggio 1518, secondo Augusto Gentili “trascura ogni tradizionale riferimento iconografico alla morte, al compianto, alla tomba, e inventa, l’ascesa gloriosa di Maria incorrotta e incorruttibile, Immacolata fin dalla sua Concezione, alla luce del Padre, tra la gioiosa meraviglia degli angeli e la stravolta agitazione degli Apostoli” (2008). Ottiene la Sensaria del Fondaco dei Tedeschi, già di Giovanni Bellini, che gli comporta una serie di benefici quali l'esenzione dalle tasse, il pagamento annuale di 100 ducati e il riconoscimento di altri 25 ducati per ogni ritratto ufficiale dei dogi, opere destinate alla sala del Maggior Consiglio. Jacopo Pesaro gli commissiona la pala per l’altare dell'Immacolata Concezione (che sarà ultimata nel 1526) da porsi nella chiesa di Santa Maria dei Frari. In ottobre è a Ferrara, alla corte estense. Dipinge la Madonna in gloria col Bambino e angeli, San Francesco, San Biagio e il donatore (Pinacoteca, Ancona) per il mercante Alvise Gozzi: prima opera da lui esplicitamente datata. La pala è ispirata al modulo compositivo della Madonna di Foligno di Raffaello (1512, Musei Vaticani, Roma) dove “l’imperturbabile serenità dell’urbinate si tramuta in eroica energia umana nel cadorino” (Valcanover, 1969). Porta a termine il polittico per il legato pontificio Altobello Averoldi, (chiesa dei Santi Nazaro e Celso, Brescia). Esegue il ritratto ufficiale del doge Antonio Grimani, eletto doge nel 1521 (distrutto nell’incendio del 1571). Iniziano i rapporti con Federico II di Gonzaga e la corte di Mantova. Esegue un ritratto ufficiale del doge Andrea Gritti (oggi disperso) che gli commissiona inoltre l’affresco del San Cristoforo compiuto in sole tre giornate di lavoro (Venezia, Palazzo Ducale). Invia a Ferrara uno dei Baccanali (Londra, National Gallery), tra novembre 1524 e inizio 1525, ritorna a Ferrara. Sposa Cecilia di Perarolo di Cadore, da tempo sua convivente e dalla quale aveva già avuto i figli Pomponio e Orazio mentre, nel 1530 ca., nascerà Lavinia. L’8 dicembre la Pala Pesaro (Venezia, Frari), commissionatagli sette anni prima, è collocata sull’altare dell’Immacolata Concezione. La pala aveva occupato Tiziano fin dal 1519, anno in cui fu versato il primo acconto, al 1526, data del pagamento finale. In questo lasso di tempo l’immagine fu a lungo meditata dal pittore: l’indagine stratigrafica del colore attesta tre momenti fondamentali, negli anni 1519, 1522 e 1526, per un compenso complessivo di 102 ducati. Il 27 aprile la pala con L’uccisione di San Pietro martire (distrutta nell’incendio del 16 agosto 1867 e commissionatagli nel 1528) è collocata sull’altare della chiesa di San Giovanni e Paolo di Venezia. Il pittore esegue il primo ritratto di Carlo V (oggi disperso), in occasione della sua incoronazione avvenuta a Bologna: tra i due si stringerà un rapporto che ha pochi paragoni nella storia dell’arte. Il 3 agosto muore la moglie Cecilia. E’ esposto in Palazzo Ducale il quadro votivo del doge Andrea Gritti. In settembre Tiziano abbandona la bottega a San Samuele e si trasferisce ai Birri, in contrada San Canciano, dove abiterà fino alla morte. Durante un nuovo soggiorno di Carlo V a Bologna ritrae ancora l’imperatore (ritratto di Madrid, museo del Prado), che gli concede il titolo di conte palatino , titolo che permette al pittore di creare notai e di legittimare figli naturali. Completa il telero della Battaglia per Palazzo Ducale e quello con la Presentazione di Maria al Tempio (Venezia, Gallerie dell’Accademia) per la sala dell’Albergo della Scuola della Carità. Termina i ritratti di Francesco Maria Della Rovere (Firenze, Uffizi) e di Eleonora Gonzaga (Firenze, Uffizi) ed esegue la Venere d’Urbino (Firenze, Uffizi) per il loro figlio Guidobaldo. Esegue il ritratto del doge Pietro Lando (distrutto), succeduto ad Andrea Gritti, morto nel 1538. Antonio Paolucci (1990) vede nei ritratti di Tiziano “delle opere che sembrano scavalcare il secolo per chiedere di essere affiancate al Rembrandt più grande”. E’ di quest’anno il ritratto del cardinal Pietro Bembo (Washington, National Gallery). La conoscenza e la stima reciproca tra Tiziano e l’influente cardinale risale all’inizio del secolo: secondo la critica, i componimenti poetici e i dialoghi amorosi raccolti negli Asolani sono lo sfondo lirico e sono la chiave di una possibile lettura iconologica per le opere di Tiziano giovane. Consegna a Milano ad Alfonso d’Avalos, marchese di Vasto e di Pescara, il dipinto con l’Allocuzione (Madrid, Prado) cominciato l’anno prima. Ottiene da Carlo V una pensione annua di cento ducati sulla cassa di Milano. Incontra e ritrae a Busseto Carlo V e Paolo III; firma e data l’Ecce Homo (Vienna, Kunsthistorisches) per il mercante fiammingo Giovanni d’Anna. Porta a termine i tre dipinti di soggetto biblico (Caino e Abele, Sacrificio di Isacco, Davide e Golia) per il soffitto della chiesa di Santo Spirito in Isola, oggi conservati nella sagrestia della chiesa di Santa Maria della Salute. Sui pagamenti nascerà una disputa che irriterà profondamente il maestro. In settembre è a Pesaro e a Urbino. In ottobre si sposta a Roma dove lavorerà per Paolo III e la cerchia dei Farnese. È accompagnato alla visita delle antichità da Giorgio Vasari e da Sebastiano del Piombo. La Danae (Napoli, Museo di Capodimonte), eseguita per il cardinale Alessandro Farnese, è vista da Michelangelo che, pur apprezzando il colore, né critica la “mancanza d’arte e di disegno”. Si trasferisce ad Augusta in occasione della Dieta Imperiale. Esegue i ritratti di molti illustri personaggi, oltre che quello equestre di Carlo V (Madrid, Prado) e quello di Carlo V in poltrona (Monaco, Bayerische Museum), nonché quello postumo dell’Imperatrice Isabella (Madrid, Prado), morta nel 1539, poi quello degli Imperatori Carlo ed Isabella insieme (disperso), a noi noto attraverso una copia attribuita a Rubens (Londra, coll. Frank Sabin). Rientra a Venezia in ottobre, e nel dicembre ritrae a Milano il principe Filippo, figlio di Carlo V. Una così ampia produzione ritrattistica conferma la testimonianza del Vasari: “non è stato quasi alcun signore di gran nome, né principe, né gran donna, che non sia stata ritratta dal Tiziano”. Tiziano ritorna ad Augusta. Ha inizio il lungo carteggio con Filippo che si conserva negli Archivi di Simancas, in Spagna. L’illustre committente che, in seguito all’abdicazione di Carlo V, assumerà con il nome di Filippo II la corona di Spagna (ma non quella Imperiale), chiederà al pittore negli anni successivi una serie di opere, già prima di ricevere il titolo di Re di Spagna: tra queste un Paesaggio e la Santa Margherita e il drago (Escorial, monastero di San Lorenzo). Spedisce a Carlo V la Gloria (Madrid, Prado), espressione del trionfo della Santissima Trinità, che, dopo l’abdicazione il sovrano porterà con sé nel monastero di Yuste, mentre per Filippo, divenuto ormai suo committente privilegiato, dipinge una Danae (Madrid, Prado), una Venere (dispersa) e un Adone (Londra, National Gallery). Esegue il ritratto del doge Francesco Venier (distrutto nell’incedio del 1577), l’ultimo eseguito da Tiziano per la serie ufficiale della Repubblica veneziana., ma dipinge anche una sua versione privata (Madrid, museo Thyssen). Invia a Filippo II le “poesie” di Diana e Atteone (Edinburgo, National Gallery ) e di Diana e Callisto (Edinburgo, National Gallery), la Deposizione nel sepolcro (Madrid, Prado), l’Adorazione dei Magi (Escorial, Monastero di San Lorenzo). Porta a termine il Martirio di San Lorenzo per l’altare di Lorenzo Massolo nella chiesa dei Crociferi (oggi dei Gesuiti) a Venezia. Sul finire dell’anno muore il fratello Francesco che, nel frattempo, aveva curato l’amministrazione degli interessi pratici (soprattutto il commercio del legname) della famiglia in Cadore. Assieme a Marco Vecellio, figlio del cugino Toma Tito che per Tiziano resterà il notaio di fiducia in Cadore, a Emanuele Amberger e a Valerio Zuccato, si reca a Pieve di Cadore per formalizzare l’impegno solenne di far eseguire sui suoi cartoni degli affreschi per il coro della chiesa Arcidiaconale; l’impresa, iniziata il 1566, avrà compimento l’anno dopo (il ciclo sarà distrutto a partire dal 1813). Per l’altare di famiglia, nella stessa chiesa aveva eseguito la paletta dove si trova tutto’ggi. E’ citata dal Vasari che l’aveva vista nel maggio del 1566 visitando lo studio veneziano del pittore. E’ eletto membro, con altri artisti veneziani (tra i quali il Palladio), della Accademia fiorentina del disegno, certamente su segnalazione dello stesso Vasari. Ottiene dal Consiglio dei Dieci un copyright per la riproduzione a stampa di alcune sue opere a cura dell’incisore fiammingo Cornelis Cort. E’ la data probabile dell’avvio dell’esecuzione (che resterà sospesa) del Supplizio di Marsia, oggi a Kromeriz, in Moravia. Nel quadro, (che in assoluto ai vertici dell’arte di Tiziano), secondo Gentili (2008) ”l’identificazione iconografica Mida-Tiziano dice con assoluta chiarezza che il giudizio di Mida è in realtà il giudizio stesso dell’artista, stolto non per aver rifiutato la supremazia e l’autorità di Dio, ma per aver creduto all’illusione del tocco d’oro, antica fiducia di trasmettere la materia in immagine preziosa, spenta dalla coscienza finale dell’assoluta irrilevanza dell’operazione artistica di fronte alla disgrazia della storia”. Invia a Filippo II il quadro di Tarquinio e Lucrezia (Cambridge, Fitzwilliam Museum) e un primo elenco di pitture che nei decenni precedenti aveva inviato al sovrano e ne attendeva ancora il pagamento. Nell’ incendio che distrugge il refettorio del convento dei Santi Giovanni e Paolo va perduta l’Ultima Cena, eseguita verso il 1555, e della quale Filippo II aveva insistentemente voluto una replica, oggi conservata all’Escorial. Riceve la visita di Enrico di Valois, in viaggio verso la Francia per ricevere la sua incoronazione come Enrico III. Nel dicembre, invia ad Antonio Perez, segretario di Filippo II, il lungo elenco delle pitture eseguite, chiedendone il pagamento. Il 27 agosto muore a Venezia nella casa ai Birri mentre infuria la peste. È sepolto ai Frari il giorno seguente. Poche settimane dopo muore nel lazzaretto anche il figlio Orazio, al contempo la casa abbandonata è sottoposta a saccheggi. Il 27 ottobre 1581 sarà venduta dal figlio Pomponio a Cristoforo Barbarico, e con essa le opere che vi erano contenute. |
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